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L’olivo a Bologna

Questa pagina è dedicata all’olivo bolognese.

Lo stimolo a questo argomento lo devo ad una mia cliente, la signora Neri Antonietta, che mi ha portato un suo vecchio libro del 1838 “Memorie di agricoltura manifattura e commercio”, serie seconda, dove compare un articolo del professor Fulvio Gozzi “sulla necessità di coltivare gli ulivi particolarmente da seme nella provincia di Bologna”, dissertazione letta all’Accademia delle Scienze dell’Istituito di Bologna il giorno 9 febbraio 1837. In questo articolo Gozzi esorta i bolognesi a ritornare a coltivare l’olivo. E’ una spinta motivata non solo dall’entusiasmo, ma anche da considerazioni tecniche. Oggi è come nel 1837, è un ripetersi di cicli.

L’entusiasmo spesso non coincide con la realtà. Bologna è sicuramente una terra in cui si alternano il caldo e il freddo e quest’ultimo di certo non giova all’olivo, pianta sempre verde e in vegetazione. Ma l’olivo a Bologna c’è sempre stato, basta vedere il fossile di foglia di olivo rinvenuta a Mongardino di Sasso Marconi (vedi Baldini Alessandro “Notizie sull’olivicoltura bolognese” – Bologna : Accademia nazionale di agricoltura, 2003. – 36 p. : ill. ; 24 cm.). Anche quest’ultimo autore esorta i bolognesi, anche se con più cautela a ripiantare gli olivi.

L’esposizione sulle colline deve essere rivolta a levante (est) e mezzogiorno (sud) ottime per la produzione di olive. Il sud come esposizione è logica, mentre il levante fa riferimento alle famose galaverne bolognesi. Il sole, sorgendo, asciuga la brina ed evita i danni alle foglie dell’olivo.

In questi ultimi anni a Bologna sta ripartendo la corsa all’olivo che nei secoli scorsi era abbondantemente coltivato in collina. Basti pensare alle zone che prendono il nome dall’olivo tipo Oliveto nel comune di Monteveglio.

In vivaio trattiamo tutte quelle varietà di facile insediamento nel Bolognese:

Piante da 2/3 anni

DA OLIO: Frantoio, Maurino, Moraiolo, Leccino e Pendolino.

Iniziamo a provare anche le varietà da tavola.

DA MENSA: Ascolana e Uovo di piccione

DOPPIO USO: Carolea.

Ricordiamoci che il “dop” si ottiene con specie autoctone, quindi sarebbe indicato piantare piante ottenute da talee di vecchi olivi bolognesi. Questi ultimi producevano olive “tanto grosse, dolci e perfette al pari a quelle di Spagna”.

L’olivo bolognese nella storia si avvicina come coltivar alla grossa di Faenza.

L’esposizione deve essere a sud, sud-est o sud-ovest. La maggiore esposizione al sole favorisce la fotosintesi e quindi la produzione di sostanze nutritive a vantaggio della produzione. A Bologna il posizionamento a sud-est permette alla pianta di proteggersi dalle brinate e dalle galaverne.

L’olivo è una pianta ermafrodita autoincompatibile o autosterile: ogni pianta ha un suo impollinatore ed il vettore di riproduzione non sono gli insetti bensì il vento. Disporre le piante considerando questi elementi.

Gli impianti vanno fatti in primavera fuori dal gelo.

I sesti di impianto più diffusi vanno dal 5×5 al 6×5.

Anche se l’olivo è una pianta frugale non è sbagliato l’impianto di irrigazione che favorisce positivamente la produzione.

Lo sviluppo radicale dell’olivo non supera i 50- 80 cm di profondità.

Si consiglia di piantare olivi di due – tre anni franchi in vaso.

In ottobre per due volte a distanza di 15 giorni trattare con poltiglia bordolese che rallenta lo sviluppo della pianta, così da affrontare meglio l’inverno.

In primavera, fuori dai geli, concimare con Dermazoto. Mai concimare la pianta contro l’inverno. Interrare il concime nella zona prossima alla chioma. La dose è in funzione alla carica o scarica dell’annata. Il Dermazoto si usa 10/12 q.li/ha.

A Bologna si consiglia la potatura fuori dai geli primaverili. La domenica delle palme non è un caso. La potatura di Pasqua a Bologna è la migliore. Solitamente la Pasqua indica l’arrivo della primavera.

Per l’olio, non solo vendiamo le piante, ma in VIVAIO o CON VENDITA E-COMMERCE trattiamo le manine per raccogliere le olive, le reti di tutte le misure a nido d’ape o anti spine, i fusti in latta da 5 e 10 litri, le dame e le damigiane in vetro, i fusti in acciaio inox di tutte le misure.

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